L’AQUILA – Entri al mattino in ospedale e, senza taglio chirurgico e dolore minimo, torni nel pomeriggio a casa con l’alluce rimesso a ‘nuovo’. Sono i grandi vantaggi della nuova tecnica praticata all’ospedale San Salvatore di L’Aquila, nel reparto Ortopedia, diretto dal dr. Stefano Flamini, per la patologia dell’alluce valgo, una deformazione del dito del piede che genera sofferenza, difficoltà nel camminare e, non ultimo, imbarazzo estetico, soprattutto nelle giovani donne.
La chirurgia percutanea, praticata da poco meno di un anno al San Salvatore, grazie ai suoi vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale, sta richiamando un crescente numero di utenti da altre Asl e Regioni limitrofe.
Il metodo.
E’ praticato in Abruzzo in poche strutture (e solo su pazienti le cui condizioni rientrano nei parametri fissati dai protocolli medici) e consiste nel trattare la deviazione laterale dell’alluce - dovuta per lo più a questioni genetiche - con le frese, strumenti simili al trapano del dentista.
Con lo strumento, l’ortopedico incide piccolissimi forellini sulla pelle, raggiunge l’osso e ne asporta la parte deviata. Durante il trattamento il chirurgo, tramite uno schermo radioscopico, ha la completa visualizzazione dell’operazione e può eseguire con estrema precisione le manovre correttive manuali. Una tecnica senza ampie incisioni chirurgiche e dai tempi assai rapidi, effettuata con anestesia locale, quindi senza che il paziente avverta dolore.
Dopo la rimozione della parte di osso malata – in day hospital, con un soggiorno di poche ore in ospedale - il paziente, entrato in ospedale al mattino, torna a casa già nel pomeriggio. Dopo l’intervento il soggetto è in grado di camminare, calzando una speciale ‘ciabatta’ per qualche settimana.
Il metodo percutaneo (cosiddetto per i fori sulla pelle), oltre ai vantaggi indicati, consente di non danneggiare le parti molli dell’alluce, come accade nella chirurgia invasiva tradizionale.
Malattia al femminile
Finora, in poco meno di un anno, l’équipe del dr. Flamini, oltre ovviamente agli interventi chirurgici tradizionali, ha compiuto oltre 30 interventi sull’alluce valgo con la speciale tecnica innovativa, di cui 28 hanno riguardato soggetti di sesso femminile: le donne, infatti, sono molto più predisposte alla patologia. La fascia d’età delle utenti è compresa tra i 40 e i 60 anni, con delle eccezioni (giovani tra i 20-22 anni e donne di 64 anni).
Il 40% dei pazienti, trattati con il nuovo sistema, dal Lazio e le Province di Teramo e Pescara.
Molti utenti – attorno al 40% - per sottoporsi a questa tecnica dell’alluce valgo, giunge da Regioni limitrofe tra cui il Lazio (Roma, Sora, Rieti) e da altri territori d’Abruzzo come le Province di Teramo e Pescara. Ciò è dovuto, in larga misura, proprio all’adozione dell’innovativo metodo seguito al San Salvatore.
Flamini : “Attenti, il laser non si usa”
Il dr. Flamini fa una precisazione, a tutela dei pazienti.
“Oggi”, dichiara il dr. Flamini, “esistono tre trattamenti: conservativo (che attenua il dolore ma non elimina la deformità), tradizionale chirurgico e, appunto, quello nuovo, percutaneo. Va detto con chiarezza che non esiste un trattamento laser dell’alluce valgo; il laser è uno strumento di taglio, come il bisturi e come la sega, ma non trova impiego in chirurgia ortopedica. Inoltre il laser non può essere impiegato per tagliare l’osso perchè le alte temperature, necessarie per tagliarlo, determinano un danno all’osso stesso e sono potenzialmente cancerose. Chi parla di ‘correzione dell'alluce valgo col Laser’, conclude Flamini, “è un chirurgo che in maniera scorretta carpisce la buona fede dei pazienti, effettuando una discutibile operazione commerciale”
Al di là dell’alluce valgo, il reparto di Ortopedia, nella sua attività complessiva, i cui interventi spaziano sulle varie tipologie (ginocchio, traumi, protesi ecc.) ha eseguito, da Gennaio scorso fino ad oggi, oltre 512 interventi, con un marcato aumento rispetto al corrispondente periodo del 2011.